L’integrazione con omega-3 potrebbe migliorare la diversità del microbioma intestinale

Ricercatori inglesi hanno registrato un collegamento tra l’assunzione di acidi grassi omega-3 e la diversità del microbioma intestinale. In questa ricerca, pubblicata nei Scientific Reports (vol. 7, n. art. 11079, 2017), i ricercatori hanno notato che studi precedenti avevano suggerito che il “microbiota intestinale poteva svolgere un ruolo importante negli effetti degli acidi grassi polinsaturi omega-3 sui parametri clinici”.

Sono stati analizzati i dati del DHA, dei livelli di omega-3 nel siero e del microbioma di 876 donne di mezza età. L’assunzione di fibre e acidi grassi essenziali delle partecipanti è stata stimata con un questionario semi-quantitativo sulla frequenza. Inoltre, sono stati misurati i livelli di DHA, acidi grassi omega-3 totali (FAW3), acido alfa-linoleico (LNA), acidi grassi omega-6 totali (FAW6), acidi grassi polinsaturi totali (PUFA totali), acidi grassi saturi e acidi grassi totali nei campioni di sangue, tramite risonanza magnetica, e sono state valutate le concentrazioni dei metaboliti in 707 campioni di feci con la misurazione di 424 metaboliti conosciuti presenti in almeno l’80% dei campioni.

I ricercatori hanno trovato una correlazione significativa tra l’assunzione di acidi grassi omega-3 e i livelli totali di omega-3 circolanti nel sangue e hanno constatato che i livelli circolanti di omega-3 totali e DHA sono associati a una più elevata diversità del microbioma, soprattutto per le specie Lachnospiraceae. Lo studio nota che negli uomini è stato riportato che membri della famiglia dei Lachnospiraceae sono stati associati alla protezione contro le infezioni da C. difficile e l’obesità; inoltre, livelli superiori di DHA nel siero sono stati associati a una minore severità del morbo di Crohn e dell’infiammazione intestinale.

Dato che gli acidi grassi a catena corta (SCFA) sono il risultato della fermentazione microbica delle fibre, i ricercatori suggeriscono ulteriori studi nutrizionali per quantificare il contributo delle fibre stesse sulla composizione del microbioma e sulla produzione di SCFA.

Gli autori concludono che è evidente una forte correlazione tra acidi grassi omega-3 e composizione del microbioma e suggeriscono che l’integrazione con PUFA possa essere considerata come l’integrazione con prebiotici e probiotici per il miglioramento della composizione e della diversità del microbioma.

 

 

 

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