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Uno studio molto interessante condotto dagli scienziati dell'Università e Centro di ricerca olandese di Wageningen, e dell'Università dell'Indiana, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, ha rivelato che la crescente irrilevanza della verità fattuale rispetto alle opinioni nel discorso pubblico fa parte di una tendenza iniziata quarant’anni fa, con il passaggio accelerato dal “noi” all’io” e dalla razionalità all'emozione.

I ricercatori sono arrivati a questa conclusione analizzando il linguaggio di milioni di libri pubblicati dal 1850 in poi, da cui si evince che le parole associate al ragionamento, come "determinare" e "conclusione", sono aumentate sistematicamente a partire dalla metà del XIX secolo, mentre quelle legate all'esperienza umana, come "sentire" e "credere", sono diminuite. Un trend che si è invertito negli ultimi 40 anni, parallelamente al passaggio dell’attenzione dal collettivo all’individuo, come dimostra il rapporto tra pronomi singolari e plurali come "io" e "noi".

Questa tendenza stilistica si evidenzia sia nella narrativa che nella saggistica, e arriva fino al linguaggio giornalistico, come evidenzia il cambiamento fra termini legati al sentimento e parole di bandiera della razionalità rilevato negli articoli del New York Times.

 

declino razionalita 2

 

Nonostante gli autori ricordino come dedurre i fattori che hanno determinato il trend della razionalità evidenziatosi dal 1850 al 1980 rimanga un esercizio necessariamente speculativo, si può individuarne la causa nei rapidi sviluppi della scienza e della tecnologia e nei benefici socioeconomici che ne sono derivati. Questi hanno fatto guadagnare prestigio e fiducia nell'approccio scientifico, che gradualmente ha permeato la cultura, la società e le sue istituzioni, dall'educazione alla politica. Il pendere della bilancia verso la razionalità potrebbe aver portato a un processo di "disincanto" e una perdita di importanza del ruolo dello spiritualismo nelle società modernizzate, burocratiche e secolarizzate.

Probabilmente è ancora più difficile determinare le cause dell’'inversione di tendenza osservata intorno al 1980. Tuttavia, secondo gli autori, potrebbe esserci un collegamento con le tensioni indotte dai cambiamenti apportati alle politiche economiche dai primi anni '80, difese con argomenti razionali ma i cui benefici non sono stati equamente distribuiti.

Un altro fattore importante che ha favorito e accelerato il passaggio dalla razionalità al sentimento nel linguaggio rilevato intorno al 2007 è rappresentato dall'ascesa dei social media, dove si è rilevata in tutte le lingue la diminuzione della frequenza di parole relative ai fatti a favore di un linguaggio carico di emozioni, come pure una tendenza di passaggio dal collettivismo all’individualismo.

Secondo gli autori della ricerca, a prescindere dalle cause, i risultati suggeriscono che il fenomeno della post-verità sia legato all'altalena storica fra le due modalità fondamentali del pensiero: ragionamento contro intuizione. Se questo fosse vero, potrebbe essere impossibile invertire un cambiamento epocale. Tuttavia, la società odierna potrebbe trovare un nuovo equilibrio, riconoscendo esplicitamente l'importanza dell'intuizione e delle emozioni ma senza abdicare al ruolo fondamentale della razionalità e della scienza per considerare i temi del nostro tempo nella loro piena complessità.

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