Martedì, 11 Agosto 2015 09:07

Cioccolato e rischio di diabete

Il regolare consumo di piccole porzioni di cioccolato potrebbe ridurre il rischio di diabete secondo quanto recentemente pubblicato da un ricercatore della City University of New York sulla rivista Clinical Journal (vol. 34, n. 1, pagg. 129-133).
Studi in vitro e su ratti e test a breve termine sull’uomo suggeriscono che alcuni composti presenti nel cioccolato possano potenziare la sensibilità all’insulina. L’obiettivo di questo studio è testare l’associazione epidemiologica tra il consumo di cioccolato a lungo termine e il rischio di diabete.
È stato seguito il consumo di cioccolato dei 7.802 partecipanti all’Atherosclerosis Risk in Communities Cohort per più di 13 anni e i risultati indicano che coloro che consumavano una porzione da 30 g di cioccolato dalle 2 alle 6 volte alla settimana avevano il 34% in meno di probabilità di contrarre il diabete di coloro che mangiavano meno di 1 porzione di cioccolato al mese. Coloro che mangiavano cioccolato 1-4 volte al mese hanno fatto registrare una riduzione del rischio del 13%, ma, fatto interessante, i partecipanti che mangiavano 1 porzione o più al giorno avevano ancora una riduzione del 18% del rischio di contrarre il diabete.
È stato dimostrato che i flavanoli presenti nel cioccolato migliorano la sensibilità all’insulina negli uomini e il metabolismo del glucosio negli animali anche se sono necessari ulteriori studi per confermare questi dati.
I flavanoli sono presenti ad alte concentrazioni nei prodotti a base di cioccolato, soprattutto nel cioccolato fondente.
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Il cancro e il diabete di tipo 2 sono due tra i più significativi problemi di salute pubblica che affliggono il mondo e i dati disponibili oggi suggeriscono che la loro diffusione continua a crescere. Da tempo è stato ipotizzato che il consumo di frutta in guscio abbia un ruolo nella prevenzione di queste malattie, ma finora le prove sono state discordanti.
Una nuova meta-analisi e revisione sistematica di 36 studi basati sull’osservazione, pubblicata su Nutrition Reviews, dimostra che il consumo di frutta in guscio è associato a una diminuzione del rischio di alcuni tipi di tumore, ma non del diabete di tipo 2.
I ricercatori della Mayo Clinic di Rochester e dell’University of Minnesota di Minneapolis, USA, hanno concluso che il consumo di frutta in guscio è inversamente associato al rischio di tumore colon-rettale, endometriale e pancreatico, ma non ad altri tipi di tumore e al diabete di tipo 2. Complessivamente, pertanto, l’assunzione di frutta in guscio è stata associata a una diminuzione del rischio di tumore.
Mentre molti studi hanno valutato il potenziale preventivo della frutta in guscio, gli autori sottolineano il fatto che ci sono ancora pochi dati disponibili sulla relazione tra noci e nocciole e i singoli tipi di tumore o il diabete di tipo 2.
Questa è la prima revisione sistematica che valuta l’associazione tra l’assunzione di frutta in guscio e il rischio di tumore e suggerisce che la frutta secca potrebbe essere associata a una riduzione del rischio di tumore con alcune implicazioni pratiche. Infatti, i consumatori, nella scelta degli alimenti per ridurre il rischio di tumore e malattie cardiache, possono tenere in considerazione il consumo di noci e nocciole facendo attenzione al contenuto calorico e di grassi.
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Assumere maggiori quantità di fibre dietetiche riduce il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, secondo una nuova meta-analisi olandese pubblicata sulla rivista Diabetologia (2015).
Più di 360 milioni di persone al mondo sono affette da diabete ed è previsto che si raggiungano i 550 milioni nel 2030 con serie conseguenze per la salute e l’economia sia dei Paesi sviluppati che di quelli in via di sviluppo. Una precedente ricerca statunitense aveva trovato un’associazione tra un’aumentata assunzione di fibre dietetiche e un ridotto rischio di sviluppo di diabete di tipo 2. In questo articolo, gli autori hanno valutato le associazioni tra le fibre totali, da cereali, frutta e ortaggi, e il diabete di tipo 2 in un campione europeo esteso a 8 nazioni grazie all’EPIC-InterAct Study.
Hanno anche condotto una meta-analisi combinando i dati di questo studio con quelli di altri 18 studi indipendenti a livello globale.
Durante l’EPIC-InterAct Study, gli autori hanno diviso i partecipanti allo studio in 4 gruppi omogenei in base al quantitativo di fibre assunte (dalla quantità minore a quella maggiore) e e hanno determinato il loro rischio medio di sviluppare il diabete di tipo 2 negli 11 anni successivi. Hanno trovato che i partecipanti con la più alta assunzione di fibre totali (più di 26 g/die) avevano un rischio ridotto del 18% di sviluppare il diabete rispetto a quelli con l’assunzione minore di fibre (meno di 19 g/die) dopo avere preso in considerazione altri fattori quali lo stile di vita e la dieta. Se, invece, era considerato l’indice di massa corporea (IMC) come marker dell’obesità, è stato trovato che la maggiore assunzione di fibre non era associata a un minor rischio di sviluppo di diabete, suggerendo che l’associazione benefica con l’assunzione delle fibre potrebbe, almeno in parte, essere mediata dall’indice di massa corporea. Quando gli autori hanno valutato le diverse fonti di fibre, hanno trovato che le fibre di cereali avevano l’associazione inversa più potente. I partecipanti con il maggior consumo di fibre da cereali e da ortaggi hanno fatto registrare una diminuzione del rischio di sviluppare il diabete rispettivamente del 19% e del 16% rispetto agli altri con un consumo minore di questi stessi tipi di fibre. E di nuovo, queste associazioni scompaiono quando i risultati sono valutati considerando l’IMC. Per contro, le fibre da frutta non sono associate alla riduzione del rischio di diabete. I cereali rappresentano il 38% del totale delle fibre assunte e sono la principale fonte di fibre in tutti i Paesi coinvolti a eccezione della Francia dove sono gli ortaggi la fonte principale.
La meta-analisi ha incluso più di 41.000 casi di diabete di tipo 2 ed è stato riscontrato che il rischio di diabete diminuiva del 9% ogni 10 g/die di aumento del totale delle fibre assunte e del 25% ogni 10 g/die di aumento delle fibre da cereali. Non è stata trovata una relazione statisticamente significativa tra l’aumento delle fibre da frutta o ortaggi e la riduzione del rischio di diabete.
Questi risultati indicano che gli individui con diete ricche in fibre, in particolare da cereali, potrebbero avere un minor rischio di diabete di tipo 2. Non è certo il perché questo possa accadere, ma i meccanismi potenziali potrebbero comprendere la sensazione di sazietà più prolungata, un rallentato assorbimento dei nutrienti o una fermentazione alterata nell’intestino crasso. Tutti questi meccanismi potrebbero portare a una diminuzione dell’IMC e del rischio di sviluppo del diabete di tipo 2.
Questo studio aggiunge un’ulteriore prova dei benefici sulla salute delle diete ricche in fibre, soprattutto da cereali.
Pubblicato in Ricerca Applicata

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