Pubblicato in Mercati Consumi
Crescono negli Usa le etichette OGM free
Una nuova indagine di Innova Market Insights rivela che, in linea con l’attuale interesse verso le etichette pulite e una maggiore trasparenza, il segmento dei prodotti “senza” è in continua crescita a livello mondiale, e che in aggiunta agli sviluppi nella produzione di alimenti e bevande senza lattosio, derivati del latte e glutine, sta anche ritornando l’attenzione per i prodotti privi di OGM o non OGM.
In termini di attività del prodotto, i lanci di novità che fanno leva sul claim “senza OGM” o che indicano in etichetta l’assenza di prodotti geneticamente modificati rimangono relativamente limitati su scala globale, come dimostra il fatto che oltre il 13% di quelli registrati da Innova Market Insights nei 12 mesi precedenti alla fine di giugno 2015 hanno segnalato l’assenza di conservanti e additivi, il 7,8% ha propagandato l’origine biologica e del 6,3% è stato definito “naturale”. Allo stesso tempo, solo il 4% ha utilizzato in etichetta la dicitura “senza OGM”, anche se questo dato rappresenta un significativo aumento anno su anno, trainato principalmente dall'aumento dei livelli di interesse negli Stati Uniti. Nell’arco di 12 mesi, infatti, gli Stati Uniti hanno coperto il 43% dei lanci globali che hanno segnalato di essere privi di OGM, davanti all’Unione europea con il 39%, nonostante il numero molto maggiore di Paesi coinvolti in quest'ultima regione.
Secondo Lu Ann Williams di Innova Market Insights, l'uso dell’ingegneria genetica è diventato un problema negli ultimi anni soprattutto negli Stati Uniti, dove tradizionalmente l’opposizione dei consumatori verso gli alimenti geneticamente modificati era scarsa. Finora, infatti, mentre in altri Paesi, Ue compresa, gli alimenti geneticamente modificati dovevano essere obbligatoriamente segnalati in etichetta, negli Stati Uniti questo non accadeva, ma con il crescere dei timori relativi a questi prodotti e il maggiore utilizzo di etichette con l’indicazione “senza OGM”, oltre allo sviluppo di programmi come il “Non-GMO Project Verification, alcuni stati americani ha iniziato a discutere la possibilità di introdurre una propria legislazione in materia, mentre dal canto suo l’USDA sta pensando di mettere a punto un suo programma di certificazione volontaria “no OGM”.
I prodotti da forno e gli snack guidano la classifica mondiale in termini di numero di lanci di prodotti senza OGM, rispettivamente con il 12% e l'11%, il che riflette l'importanza degli ingredienti geneticamente modificati in settori dove si utilizzano grandi quantità di cereali. Se queste due categorie di prodotti fanno la parte del leone in termini di lanci complessivi, i cereali ne detengono la quota maggiore, con oltre il 13% registrato per i cereali per la colazione e le barrette, rispetto al 7,4% degli snack e il 4,6% dei prodotti da forno.
Si segnala anche un incremento di interesse relativamente forte per l'etichettatura non OGM nel settore lattiero-caseario, in cui l'immagine di genuinità è sempre stata importante e dove già vengono segnalati i latti biologici o da animali al pascolo. C'è un forte legame tra la certificazione biologica e il “senza OGM”, e sono molti i prodotti che utilizzano entrambi i tipi di posizionamento. Negli Stati Uniti, questi includono i maggiori produttori di latte bio come Stonyfield Farm e Organic Valley, ma anche le linee di bevande alternative al latte come il latte di mandorle Almond Breeze della Blue Diamond o i prodotti della linea Silk della WhiteWave, o ancora il leader statunitense dello yogurt greco Chobani, che certifica i propri prodotti non OGM.
I prodotti lattiero-caseari sono stati anche uno dei settori chiave per l'etichettatura “no OGM” o “senza OGM” in Europa, dove, nonostante sia in vigore una normativa obbligatoria sull’etichettatura degli alimenti geneticamente modificati sin dal 1990, viene ancora richiesto che i prodotti non geneticamente modificati vengano controllati e siano più facilmente identificabili. Questa tendenza è particolarmente sentita in Paesi come la Germania e l'Austria, tanto che nell’arco temporale dal giugno 2014 al giugno 2015 quasi il 28% dei prodotti lattiero-caseari lanciati sul mercato austriaco rivendicava l’assenza di OGM, rispetto al 3,2% dell’Ue nel suo insieme, ad appena più del 5% a livello globale e a un po’ meno del 10% negli Usa.

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