Pubblicato in Mercati Consumi
Il mercato del frumento in Italia

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Ismea, gran parte della campagna di commercializzazione 2016/17 è stata contraddistinta da una tendenza flessiva delle quotazioni all’origine del frumento. Soprattutto per il frumento duro i listini, dopo la fiammata del mercato dello scorso anno, hanno mostrato un andamento sensibilmente negativo. Nonostante la temporanea rivalutazione dei prezzi evidenziata negli ultimi mesi dello scorso anno, il prezzo medio registrato nel periodo lug. 16- feb. 17 si è attestato a 194,03 euro/t, in calo del 30% rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. Il prezzo medio nazionale della granella rilevato a febbraio 2017 è risultato pari a 202,90 euro/t (-0,6% su base mensile). La quotazione media del frumento tenero, sempre nei primi otto mesi della campagna in corso, è risultata pari a 172,18 euro/t (-9,2% su lug.15-feb.16). Il prezzo medio mensile di febbraio 2017 ha raggiunto 184,15 euro/t (+0,8% rispetto al mese precedente).

 

Buoni esiti produttivi nazionali 

L’offerta italiana di frumento duro è risultata nel 2016 in netto aumento, superando i 5 milioni di tonnellate (+15% sul 2015) in conseguenza dell’aumento sia delle superfici (+4,1%, 1,4 mln ha) ma soprattutto delle rese (+10%, 3,6 t/ha) grazie al buon andamento climatico registrato durante il ciclo colturale. La produzione italiana di frumento tenero nel 2016 è rimasta stabile nel confronto annuo a 3 milioni di tonnellate (-0,3%). Il risultato è da ricondurre all’andamento contrapposto registrato per investimenti e rese; in calo del 4,5% i primi, a 529 mila ettari circa, e in crescita le seconde (+4,4%, poco meno di 5,7 t/ha). Le indicazioni qualitative risultanti dal monitoraggio realizzato dal Crea_QCE presso i centri di stoccaggio evidenziano, rispetto ai raccolti 2015, un miglioramento del contenuto proteico per il frumento duro (+0,7% a 12,28 % s.s) e un lieve contrazione del peso ettolitrico (-0,5% a 81,09 kg/hl). Nel caso del frumento tenero, a fronte della stabilità del contenuto proteico si è registrato il calo del peso specifico (-0,6% a 79,62 kg/hl).

 

Migliora il deficit di bilancio del frumento... 

Il dato cumulato delle importazioni di frumento duro nel periodo gennaio-novembre 2016 ha registrato un significativo miglioramento tendenziale del deficit in valore della bilancia commerciale per una forte riduzione dei valori medi all’import, a fronte di una sostanziale tenuta dei volumi in ingresso. Seppur in misura più contenuta, anche per il frumento tenero si è registrato un miglioramento del passivo di bilancio, da ricondurre al calo dei prezzi medi all’import, cui è comunque corrisposto un incremento dei volumi.

 

…mentre si riduce il surplus della pasta 

L’attivo di bilancio della pasta di semola ha evidenziato nel periodo in esame un lieve peggioramento dovuto, nonostante la crescita dei volumi esportati, alla contrazione dei valori medi unitari all’export. Il dato cumulato gennaio-novembre 2016 ha mostrato, infatti, un calo del surplus (-3,8% a poco meno di 1,5 miliardi di euro) mentre i volumi si sono attestati a 1,55 milioni di tonnellate (+3,3%).

 

Offerta mondiale record 

L’offerta mondiale di frumento nel 2016 dovrebbe superare i livelli record dell’anno precedente raggiungendo 752 milioni di tonnellate circa (+2,2% sul 2015). A livello territoriale, tutti i principali paesi evidenziano una progressione dei raccolti, risultano in controtendenza solo l’area Ue nel complesso e l’Ucraina. Nello specifico delle due tipologie di frumento, la dinamica produttiva evidenzia un aumento del frumento duro (+2,8%, 40 milioni di tonnellate) e una sostanziale stabilità del frumento tenero (+0,2%, 712,3 milioni di tonnellate). 

 

Prospettive del mercato nel breve periodo 

A quattro mesi dal termine della campagna 2016/17, le ultime indicazioni disponibili riguardo ai fondamentali di mercato evidenziano elementi che potrebbero imprimere un andamento ribassista delle quotazioni all’origine. L’ultimo aggiornamento dell’IGC, infatti, prospetta che i quantitativi dei raccolti mondiali si mantengano su livelli nettamente superiori alla domanda; in tal modo le scorte registrerebbero, dopo quello del 2015, un nuovo record a 236 milioni di tonnellate (+6,6%). 

 

 

 

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