Pubblicato in Ricerca Applicata
I ricercatori, da sinistra: Shili Chen, Alan Saghatelian e Tejia Zhang.
Ricercatori del Salk Institute e del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) di Boston hanno scoperto una nuova classe di  molecole nel grasso umano e dei ratti che protegge dal diabete. I ricercatori, che hanno pubblicato le loro scoperte sulla rivista Cell (vol. 159, n. 2, pagg. 318-322, 2014) hanno trovato che, somministrando questo nuovo grasso ai ratti affetti da un disturbo equivalente al diabete di tipo 2, le elevate concentrazioni di zucchero nel sangue diminuivano e che i livelli di questi nuovi lipidi sono bassi negli uomini con un alto rischio di diabete, suggerendo che i lipidi potrebbero potenzialmente essere utilizzati come terapia dei disordini metabolici.
I lipidi, quali il colesterolo, non sono associati a una buona salute, ma, recentemente, i ricercatori hanno scoperto che non tutti i lipidi sono dannosi come, per esempio, gli acidi grassi omega-3 che si trovano negli oli di pesce. È stato riscontrato che i nuovi lipidi, chiamati acidi grassi FAHFA (fatty acid hydroxyl fatty acids) erano scarsi nei soggetti ai primi stadi del diabete e in concentrazioni molto maggiori nei ratti resistenti al diabete. Inoltre, era stato osservato che nelle cellule adipose degli esseri umani insulino-resistenti, cioè più a rischio di sviluppare diabete e disturbi metabolici, c'era un livello più basso del normale delle molecole di trasporto del glucosio GLUT-4. 
A tale scopo è creato uno specifico modello animale, il modello AG4OX (adipose-specific GLUT-4 overexpressing mouse model), ratti geneticamente modificati in modo che esprimessero livelli più elevati di proteine di trasporto del glucosio GLUT-4.
I  ricercatori hanno scoperto che la semplice sovraespressione delle GLUT-4 nei ratti era sufficiente ad aumentare la tolleranza al glucosio e proteggere i roditori dal diabete, anche se erano obesi. Nel corso degli anni, si è osservato che questi stessi ratti hanno elevati livelli di acidi grassi, generalmente associati con l'insulino-resistenza e l'intolleranza al glucosio: in qualche modo, i ratti AG40X erano immuni da questi effetti, rimanendo sensibili al glucosio e in grado di controllare gli zuccheri nel sangue. 
La scoperta dei FAHFA è stata realizzata grazie a una sofisticata analisi denominata spettrometria di massa lipodomica sui ratti AG40X, una tecnologia che consente di quantificare centinaia di lipidi in un campione biologico utilizzando il peso molecolare di un lipide come mezzo per determinare la sua presenza in una cellula o un tessuto.
Esaminando i risultati delle analisi, i ricercatori hanno scoperto un gruppo di quattro lipidi i cui livelli erano 16 volte superiori nei topi AG40X rispetto a quelli normali. Queste nuove molecole non erano comprese nei database dei lipidi conosciuti: la struttura di questa nuova classe di grassi è stata identificata utilizzando una combinazione analitica con spettrometria di massa e sintesi chimica. 
Ulteriori sperimentazioni hanno dimostrato che somministrando ai topi gli acidi grassi  FAHFA in alte quantità, il risultato era un rapido calo dei livelli di zuccheri nel sangue e un incremento dell'insulina. Inoltre, gli autori hanno individuato i recettori cellulari a cui gli acidi grassi FAHFA si legano per svolgere la loro attività, e sono stati denominati GPR-120.

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