Pubblicato in Ricerca Applicata
Microbiota intestinale e metabolismo degli antiossidanti
Uno studio, condotto da ricercatori della Chalmers University of Technology, del Royal Institute of Technology e dell’Università di Göteborg, in Svezia, e pubblicato sulla rivista Molecular Systems Biology (2015, vol. 11, n. 10, 834), dimostra che il microbiota intestinale regola il metabolismo del glutatione e degli aminoacidi.
Il glutatione è un potente antiossidante che si trova in ogni cellula del nostro organismo: la sua carenza contribuisce allo stress ossidativo che svolge un ruolo importante in diverse malattie. Svolge un ruolo vitale nell’attivare il sistema immunitario, il metabolismo dei nutrienti e la regolazione di altri importanti eventi cellulari. È una proteina molto piccola, prodotta all’interno delle cellule partendo da tre aminoacidi che sono forniti con l’alimentazione o l’integrazione.
L’effetto dei batteri è stato identificato studiando le differenze metaboliche tra i diversi tessuti intestinali, epatico e lipidico ottenuti da ratti cresciuti in modo convenzionale o in ambiente asettico. Nello studio è stata creata una mappa generica del metabolismo dei ratti e sono stati generati modelli computerizzati tessuto-specifici per i principali tessuti dei ratti stessi. Attraverso l’integrazione dei dati sperimentali, i ricercatori hanno trovato che il microbiota dell’intestino tenue consuma glicina, uno dei tre aminoacidi richiesti per la sintesi del glutatione.
Per confermare i risultati delle simulazioni a computer, è stata misurata la concentrazione degli aminoacidi nella vena porta dei ratti; inoltre, è stato osservato un minor livello di glicina nel fegato e nel colon indicando che il microbiota intestinale regola il metabolismo del glutatione, non solo nell’intestino tenue, ma anche a livello di fegato e colon.
La scoperta che i batteri del nostro intestino tenue consumino glicina e regolino il metabolismo del glutatione potrebbe aiutare a comprendere come i batteri svolgano un ruolo nei processi metabolici coinvolti nello sviluppo dell’obesità, del diabete di tipo 2, della steatosi epatica non alcolica e della malnutrizione.

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