Pubblicato in Ricerca Applicata
Interazioni di un conservante alimentare con il microbiota intestinale

I composti antimicrobici aggiunti per conservare gli alimenti durante la conservazione sono ritenuti benigni e non tossici per i consumatori, ma c’è una lacuna scientifica critica nella conoscenza delle interazioni potenziali con le centinaia di specie di microbi nel nostro intestino. Ricercatori della University of Massachusetts Amherst hanno pubblicato sulla rivista Science of Food (dicembre 2017) i risultati del loro studio condotto su ratti di uno di questi conservanti, la ε-polilisina di grado alimentare.

Inaspettatamente, hanno trovato che la polilisina sconvolge temporaneamente la diversità dei microbi presenti nell’intestino dei ratti e che questi cambiamenti sono transitori: nelle 15 settimane dello studio il microbioma dei ratti aveva risolto il problema ed era ritornato in condizioni simili a quelle iniziali.

Gli alimenti non nutrono solo l’organismo, ma anche i batteri benefici che vivono nell’intestino, poco studiati e che rilasciano molecole e sostanze che aiutano il nostro organismo.

Nello studio sono stati coinvolti 40 ratti maschi e 40 ratti femmine suddivisi in quattro gruppi di 10 animali l’uno. 10 ratto maschi e 10 ratti femmine sono stati alimentati con il biopolimero ε-polilisina che si trova nei conservanti alimentari mentre i gruppi di controllo, sempre di 10 animali ciascuno, hanno ricevuto alimenti senza conservanti. Due altri gruppi hanno ricevuto l’ε-polilisina con pectina o l’ε-polilisina con maltodestrina, entrambi additivi alimentari che potrebbero interagire con l’ε-polilisina. Sia l’ε-polilisina che la pectina non sono assorbiti nel tratto superiore del apparati gastro-intestinale e potrebbero interagire con le comunità microbiche residenti.

Per l’analisi del microbioma intestinale i ricercatori hanno campionato le feci dei ratti in tre momenti: all’inizio, alla quina settimana e alla nona settimana. Le concentrazioni dei microbi intestinali variavano a seconda dell’ε-polilisina assunta con la dieta. Sorprendentemente, il microbioma tornava in tempi rapidi alla concentrazione originale nonostante la continua assunzione di ε-polilisina. Infatti i cambiamenti iniziavano intorno alla quinta settimana, ma già alla nona non erano più registrati, cioè, in qualche modo, ci doveva essere un adattamento al conservante di grado alimentare.

Questo studio può essere interessante per i produttori alimentari che utilizzano composti antimicrobici di grado alimentare e per coloro che studiano la resistenza agli antimicrobici.

 

 

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