Pubblicato in Ricerca Applicata
Il consumo di latte potrebbe ritardare l'osteoartrite
Una nuova ricerca mette in evidenza che le donne che consumano latte scremato e parzialmente scremato ritardano la progressione dell’osteoartrite del ginocchio. I risultati sono stati pubblicati su Arthritis Care & Research, il giornale dell’American College of Rheumatology (ACR) e dimostrano che le donne che hanno consumato formaggio hanno fatto registrare un aumento nella progressione dell’osteoartrite al ginocchio, mentre lo yogurt non ha alcuna influenza su questa progressione sia nelle donne che negli uomini.
L’osteoartrite è una malattie degenerativa comune delle articolazioni che causa dolore e  gonfiore delle articolazioni della mano, dell’anca e del ginocchio; affligge circa 27 milioni di americani di età superiore ai 25 anni e soprattutto quella al ginocchio sta diventando sempre più grave nelle donne. Mentre le prove mediche puntano il dito contro l’obesità, le lesioni alle articolazioni e l’usura dovuta a diversi sport come fattori di rischio, i rischi associati alla progressione dell’osteoartrite rimangono poco chiari.
Il consumo di latte svolge un ruolo importante per la salute delle ossa e lo studio condotto presso il Brigham & Women’s Hospital di Boston è il più grande tra quelli che hanno studiato l’impatto dell’assunzione di prodotti lattiero caseari sulla progressione dell’osteoartrite del ginocchio.
Sono stati studiati 2.148 partecipanti (1.260 donne e 888 uomini per 3.064 ginocchia); all’inizio sono stati raccolti i dati sulla dieta e sono state effettuate le radiografie delle ginocchia per valutare la larghezza dello spazio intra-articolare. Successivamente sono stati effettuati dei controlli dopo 12, 24, 36 e 48 mesi.
Con l’aumentare dell’assunzione di latte da zero a 3, 4-6 e più di 7 bicchieri di latte alla settimana, la larghezza dello spazio intra-articolare nelle donne diminuiva rispettivamente a 0,38, 0,29, 0,29 e 0,26 mm. Questi risultati sono stati confermati anche dopo aver preso in considerazione altri fattori, quali la gravità della malattia, l’indice di massa corporea e la dieta. Nessun effetto è stato registrato negli uomini.

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