Pubblicato in Ricerca Applicata
Le potenzialita' della carne artificiale
I progressi della scienza rendono possibile sognare un futuro prossimo in cui potremo creare organi nuovi e funzionanti per sostituire quelli malati partendo da cellule staminali, ma le stesse tecniche potrebbero trovare applicazione nella produzione di carne etica ed ecologica. Da più parti si evidenzia l’interesse a sostituire parzialmente la carne con prodotti vegetariani e a prestare una maggiore attenzione al benessere degli animali da allevamento, innescando un processo di “transizione proteica” che prevede, fra l’altro, il consumo di insetti.
La produzione in vitro di carne destinata al consumo alimentare potrebbe quindi rappresentare una soluzione per far fronte all’insostenibilità ambientale degli allevamenti tradizionali, sia a livello di inquinamento che di consumi energetici, senza dimenticare le sofferenze degli animali destinati alla macellazione.
In un articolo recentemente pubblicato su Trends in Biotechnology, i ricercatori della Wageningen University olandese descrivono un processo potenzialmente in grado di dar luogo a prodotti a base di carne a partire da cellule staminali animali che, se adottato su larga scala, potrebbe contribuire ad una sensibile riduzione delle emissioni di gas a effetto serra riconducibili all’allevamento del bestiame e a rendere la terra disponibile per altri usi.
È già stato dimostrato che esiste realmente la possibilità di produrre carne in questo modo, per esempio dal dottor Mark Post dell’Università di Maastrict, che l'anno scorso ha creato un hamburger a partire da cellule staminali del muscolo di bovino. Tuttavia, questo ed altri tentativi sono stati tutti condotti su scala di laboratorio. Le domande che ora si pongono rispetto alla carne coltivata è se essa potrebbe essere positivamente accettata del consumatore e incassare il sostegno normativo, e se i processi per la sua produzione potrebbero essere tradotti su larga scala in modo efficiente e conveniente.
Gli autori del recente lavoro, Cor van der Weele e Johannes Tramper, sostengono che portare la produzione su ampia scala è certamente possibile. Il metodo che delineano comporterebbe il prelievo di un piccolo numero di cellule staminali, da far crescere fino alla densità cellulare desiderata in un bioreattore. Quindi esse verrebbero legate con l'enzima transglutaminasi che crea un reticolo proteico, e il prodotto risultante sarebbe pressato in un “medaglione”, simile ad un hamburger di carne macinata.
Secondo gli autori, il processo potrebbe funzionare bene a livello locale, prevedendo magari che ogni città avesse una propria fabbrica di carne coltivata, con un contatto più stretto con gli animali donatori di cellule, nonostante i limiti finora insiti nel processo, sia di carattere tecnico che etico ed economico. Bisogna infatti ricordare le sfide che si pongono nel mantenere una linea continua di cellule staminali, la diffidenza dei consumatori nei confronti di un prodotto percepito come “innaturale” e, ovviamente, l’aspetto economico. Infatti, ad oggi questo processo non è a buon mercato, e i prodotti realizzati sarebbero costosi rispetto alla carne tradizionale, anche se in un prossimo futuro gli attesi aumenti dei prezzi degli animali da allevamento potrebbero far diventare la carne coltivata un'alternativa economicamente più sostenibile.
rssl.com

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